Rocca Sinibalda


  • Nei territori dell’Alta Sabina, tra i colli e i declivi della pittoresca Valle del Turano, serpeggia un tratto del Cammino spirituale di San Benedetto da Norcia


  • Altezza:


    552m s.l.m.

  • Superficie:


    49,56km²

  • Popolazione:


    ~779

La nostra storia


La storia di Rocca Sinibalda è tutt’uno con quella del suo castello.
Poche notizie certe, vuoti di secoli, autori dubbi, proprietà confuse e che spesso non coincidono col possesso reale, nomi di famiglie che si intrecciano e si avvicendano mentre castello, marchesato e principato rimangono di fatto spesso nelle stesse mani. Nel disordine apparente, continuità relativa che prosegue da un secolo all’altro, fino ad oggi.
Il castello nasce come rocca militare. Deve il suo nome a Sinibaldo, conte e rettore della Sabina tra il 1058 e il 1065. Si sa poco delle vicende del castello nei secoli successivi. Appartenne ai monaci benedettini di Farfa, venne disperso con la dilapidazione dei beni dell’Abbazia, tra il XIII e il XV secolo entrò nei feudi di due famiglie poi scomparse – i Buzzi e i Brancaleone di Romancia -, con qualche traccia di tutto ciò negli Statuti di Tivoli e nell’Archivio della Cattedrale di Rieti. In quei secoli si stabilizza l’impianto medievale del castello come fortezza.
Solo nel XVI secolo arrivano notizie appena più precise. I conti Mareri risultano in qualche modo proprietari del Castello. Subiscono presto l’aggressività dei Medici, entrati in conflitto con i Mareri che ostacolavano la loro espansione in Abruzzo e in particolare nella zona de L’Aquila. Leone X de’ Medici aveva già nel 1517 nominato cardinale Alessandro Cesarini. Approfittando di una lite tra due Mareri, Clemente VII de’ Medici assegna metà del castello al cardinale, che poi completerà l’acquisizione in data incerta, ma in ogni caso entro il 1539. Documenti scoperti di recente sembrano raccontare una vicenda molto più complicata, ma non cambia l’esito: il passaggio del Castello ai Cesarini. Corse voce all’epoca che in realtà al Cesarini e alla sua famiglia fosse stato concesso dal Medici il solo possesso del castello, con l’obbligo di provvedere al suo mantenimento e al rafforzamento del suo ruolo strategico sul confine tra lo Stato Pontificio e il Reame di Napoli.
La svolta: il Sacco di Roma del 1527
Alessandro Cesarini segna la svolta. Il recente Sacco di Roma lo spinge ad una grande attenzione verso questo feudo e edificio non troppo lontani dalla città, ma protetti dalla distanza, dall’asprezza dei luoghi, dalla facilità della loro difesa, dalla funzione di pivot strategico tra Roma e Rieti e sull’intero quadrante militare tra il Lazio e L’Aquila.
Il Cardinale Alessandro Cesarini
Al tempo stesso il Cardinale non vuole rinunciare ai piaceri e modelli di bellezza della vita signorile. Ecco allora l’idea di trasformare una Rocca medievale e guerriera in un ibrido tra possente struttura fortificata e palazzo rinascimentale.
Cesarini si rivolge per questo a Baldassarre Peruzzi, presente a Roma e nominato Architetto della Fabbrica di San Pietro nel 1530. La richiesta al Peruzzi venne formulata probabilmente in occasione delle scenografie delle Bacchidi di Plauto, commissionate dalla famiglia Cesarini per le nozze tra Giuliano Cesarini e Giulia Colonna (28 maggio 1531).
La scelta del Peruzzi era forse la più adatta a quadrare il cerchio delle esigenze contraddittorie del Cardinale. Architetto militare tra i più grandi dell’intero Rinascimento, Peruzzi era però anche architetto civile di straordinaria finezza, come già il Palazzo Massimo alle Colonne basterebbe da solo a dimostrare. Peruzzi aveva anche teorizzato di fatto, in alcuni progetti, il superamento della distinzione rigorosa tra villa e fortezza cara a un architetto militare come Francesco di Giorgio, ai Sangallo e a Leonardo. Era possibile unire funzione militare e piacevolezza del vivere nello stesso edificio, e portando al vertice sia la prima che la seconda.
Ecco allora il progetto per il castello di Rocca Sinibalda, sintetizzato in tre disegni conservati agli Uffizi di Firenze: uno sperone anteriore e una ‘coda’ consacrati alla difesa dai due punti in cui il castello era aggredibile; e un grande corpo centrale – il ‘palazzo’ – a picco su un costone di roccia. Configurazione geniale, che sposa e prosegue verso l’alto in modo coerente il movimento del terreno. Configurazione insolita, che fu letta subito dai contemporanei come zoomorfa: un’aquila con le ali distese, omaggio alla funzione guerriera e all’aquila asburgica che Carlo V aveva inquartato nello stemma dei Cesarini per il loro fedele sostegno alla causa imperiale; ma anche, sinistro ma vicino ad una ampia iconografia dell’Antirinascimento, uno scorpione.
I lavori di rifacimento del vecchio impianto medievale iniziarono nel 1532, e Peruzzi morì nel 1536. In povertà, affannosamente all’inseguimento di nuovi incarichi che lo portavano qua e là tra Lazio, Toscana e Umbria, Peruzzi si occupò sicuramente assai poco della realizzazione del suo progetto. Non si sa molto di chi lo portò a compimento – probabilmente allievi di Andrea di Sangallo e suoi. Il
confronto tra i disegni e l’edificio finale mostra i molti adattamenti cui dovettero ricorrere in corso d’opera.
Alessandro Cesarini e il cugino Giuliano iniziarono poi il lavoro di decorazione delle pareti, ispirato dalle Metamorfosi di Ovidio con innesti importanti di narrazioni familiari dei Cesarini. Vi parteciparono con stili molto diversi Girolamo Muziano, gli atelier del Manierismo romano, e altri ancora da identificare, con cicli narrativi di grande potenza e visionarietà. Molti affreschi del resto attendono ancora un loro costosissimo recupero.
Nei decenni successivi al suo rifacimento, il Castello subisce le alterne vicende dei Cesarini nella guerra con i Carafa, poi – nei secoli dal XVII al XIX – assedi, l’esplosione della santabarbara (1710), incendi, abbandoni, decadenza, e un avvicendarsi di altre famiglie: i Mattei, i Lante della Rovere, i Muti-Bussi, i Lepri. Carosello di nomi che dura fino ad epoca recentissima, in un intreccio inestricabile di diritti giuridici e di possesso a tempo spesso spacciato per proprietà, dove i primi sono molto più stabili di quanto non sembrino sulla carta, e prevale un dato di fondo: le lunghe parentesi prive di qualsiasi informazione o documentazione attendibile.
Ovidio, Metamorfosi, 1582
La storia del Castello di Rocca Sinibalda è sfuggente quanto la sua identità. Il Castello attende chi la voglia riscrivere pazientemente, liberandola dagli errori, invenzioni e inesattezze che la circondano e girano anche in siti e testi ‘seri’. La bellezza del Castello lo merita.

Rocca Sinibalda


Nei territori dell’Alta Sabina, tra i colli e i declivi della pittoresca Valle del Turano, serpeggia un tratto del Cammino spirituale di San Benedetto da Norcia. Il piccolo borgo medievale di Rocca Sinibalda rappresenta il punto di arrivo della sesta tappa del cammino e il punto di partenza della settima.
Il castello di impianto medievale – ma riprogettato nel Cinquecento da Baldassarre Peruzzi – controlla il borgo e domina la vallata sottostante. Oltre il paese, il cammino continua verso sud, intercettando boschi, radure, la graziosa frazione di Posticciola, alcuni reperti di epoca romana, come il “ponte vecchio” di Beatrice Cenci e l’imponente diga del Turano, opera di ingegneria realizzata negli anni Trenta, che sbarra il corso del fiume Turano e che ha dato origine al lago artificiale del Lago del Turano.
Il paesaggio si compone tanto di contesti urbanizzati (il borgo di Rocca Sinibalda, il borgo di Vallecupola), quanto di paesaggio naturale, di elementi costruiti, come il “ponte vecchio” di Beatrice Cenci, il Belvedere di Rocca Sinibalda, la Rocca Mareri Flacchi Solivetti di Posticciola il Fab Lab Turano presso la ex scuola elementare di Via Roma.
Il museo civico AGAPITO MINIUCCHI di Rocca Sinibalda è aperto, visitabile e privo di barriere architettoniche; idem il museo diffuso delle Arti Contadine di Posticciola.

Cosa vedere

Il Castello

Rocca Sinibalda è sovrastata da un immenso castello, uno dei più affascinanti, quanto misteriosi, castelli italiani. Il castello risale all’anno Mille e nel 1928 è stato riconosciuto monumento nazionale, l’attuale forma del castello è stata progettata nel rinascimento da Baldassarre Peruzzi, grande architetto senese, il quale gli conferisce la grandezza di una potente fortezza militare e al contempo gli dona quella luminosità caratteristica dei palazzi nobiliari. Il castello è stato riaperto dopo un lungo restauro ed ora le sale, le corti, i sotterranei e i giardini sono visitabili durante tutto il corso dell’anno. Caratteristica principale è la sua mole possente, ma anche il fatto di essere costituito dal maschio e dall’elegante palazzo residenziale, questi sono collegati da un sistema di muraglie e torrioni. All’interno vi è la suddivisione in due ampi cortili e tre appartamenti principali, il tutto impreziosito da affreschi del 600 e del 700.


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Parrocchiale di Sant’Agapito

Tra le altre testimonianze storico-architettoniche figurano la parrocchiale di Sant’Agapito, situata all’interno del centro abitato, che è interessante sia per il campanile a vela sia per una tela di scuola seicentesca romana conservata al suo interno


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Santa Maria della Neve

Imperdibile è anche la chiesa di Santa Maria della Neve, nella frazione di Vallecupola, in cui si trova una pregevole croce processionale cinquecentesca in argento sbalzato, la caratteristica di questa chiesa è la possibilità di ammirare lungo la via un panorama meraviglioso, infatti la chiesa si trova isolata ma raggiungibile con una passeggiata dal paesino.


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La biblioteca e casa museo Angelo di Mario

La Biblioteca dispone di circa 9000, tra volumi e riviste, e nasce con l’obiettivo di rivitalizzare il piccolo paese e il suo habitat naturalistico incontaminato, ma anche di favorire la crescita e l’aggiornamento culturale dei cittadini del territorio.


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Museo Agapito Miniucchi

A Rocca Sinibalda, ancora, il museo Agapito Miniucchi, che ospita una importante collezione di questo artista locale tutt’ora vivente.


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Posticciola

Il Museo Diffuso delle Tradizioni e delle Arti Contadine di Posticciola, in cui è possibile ammirare anche la maestosa Rocca Mareri Flacchi Solivetti e il ponte romanico lungo il fiume Turano proprio sotto la diga da cui transitò Beatrice Cenci.


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Vallecupola

La diga e il lago del Turano e, salendo verso la frazione di Vallecupola, la vista meravigliosa che si gode dalla cima del Monte Navegna, nel cuore della Riserva Naturale Regionale Navegna Cervia.


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Belvedere di Rocca Sinibalda

Ancora da ammirare il Belvedere di Rocca Sinibalda, in cui è in corso di realizzazione un orto medievale ispirato agli scritti di Carlo Magno, e l’importante rete di sentieri e ippovie che collegano il capoluogo alle frazioni e alle varie località.


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Eventi

Endecameron Youth Exchange


Agosto


A Posticciola si tiene “Endecameron Youth Exchange” un progetto del teatro Rigodon finanziato dall’UE in cui 25 artisti provenienti da tutto il mondo si incontrano per scrivere una novella in chiave boccacciana ma rivisitata in forma moderna e di conseguenza mettendola in scena sotto la sapiente guida di registi professionisti.


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Transhumanza


Agosto


A Vallecupola si ripercorre la tradizionale migrazione del bestiame, al fine di essere testimoni delle tradizioni. Qui si ha l’occasione di assaggiare i prodotti tipici del territorio e di partecipare alla Sagra del formaggio pecorino che quest’anno festeggerà la sua trentesima edizione.


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Leaves in the sunshine


Agosto


Festival di musica internazionale che si tiene sul finire del mese con artisti provenienti da tutto il mondo.


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Castello dei Destini Inventati


Estate


Il contenitore estivo è il CASTELLO DEI DESTINI INVENTATI, che ricomprende varie iniziative:
Rokka Village, Morphest, Rocca in Musica Summer, Festival di Teatro Politico.


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Libri a tutto schermo


Estate


Imperdibile è anche “LIBRI A TUTTO SCHERMO - Cinema e libri a Rocca Sinibalda” con la partecipazione di varie case editrici e di stand enogastronomici e laboratori per bambini, una festa culturale di grande rilievo.


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Rocca&Gusto


Estate


In estate si tiene “Rocca&Gusto” in cui vi è una vasta presentazione di prodotti e produttori locali, alla scoperta del gusto tradizionale del territorio.


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SS. patroni Agapito e Giustino


Ultimi giorni di Agosto


Gli ultimissimi giorni di agosto e il 1° settembre si tengono infine i festeggiamenti padronali in onore dei SS. patroni Agapito e Giustino.


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L’occhio nella mente


Dicembre


Si svolge all’interno del castello di Rocca Sinibalda e che consiste in rappresentazioni di musica visiva di artisti multimediali emergenti.


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Mercati di Natale


Natale


Nel periodo natalizio si possono trovare nel paese i mercati di Natale con artigianato e oggettistica di produttori locali.


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Rocca in musica


Fine anno


Già da qualche giorno prima del 31 dicembre si svolge “Rocca in musica” che prosegue fino al giorno prima l’Epifania, nell’ambito delle iniziative legate al “PAESE CHE NON C’ERA”, in cui è ricompreso lo STATO DEI BAMBINI e il Borgo dei Libri.


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Mangiare & Dormire

Agriturismo Posso venire anch’io

349 400 3181
Loc. Orneta Via Turanense

Az. agroturistica venatoria L‘isoletta

Rocca Sinibalda Loc. Valle Turano
tel. 0765 708132

Casa Clementi

0765 708012

Castello Rocca Sinibalda

06 4423 3634

Da Daniele Home Restaurant

Frazione Vallecupola
349 3698885

Da Daniele Home Restaurant

Frazione Vallecupola
349 3698885

Il Conventaccio

338 290 4595

Locanda del Convento

338 752 8770

Magia del Turano

Frazione Posticciola
377 2086675

Ristorante Magia del Turano

Frazione Posticciola Via del Popolo
377 2086675

Ti voglio bene

Loc. Tomassella Via Turanense
0765 708499

Trattoria La Fontana

Rocca Sinibalda Piazza della Vittoria
0765 711082

Trattoria Posticciola

Frazione Posticciola Via del Popolo
0765 708012

Da Gustare

Maccheroni a fezze

Preparazione: Disporre la farina sulla spianatoia ed impastarla con l’acqua tiepida ed un pizzico di sale. Lavorare fino ad ottenere un impasto morbido ed elastico. Con il pugno della mano un po’ chiuso, premere al centro della palla di pasta in modo da ottenere quasi un grosso ciambellone, bucato al centro. Lavorare la pasta con entrambe le mani leggermente unte di olio d’oliva, fino a ridurla ad un unico, lunghissimo maccherone, a formare quasi una matassa dai cento fili. Preparati i maccheroni, cuocerli in acqua bollente salata e condirli con sugo di carni miste o con un pesto a base di olio extravergine, aglio (crudo e intero) e maggiorana

Pecorino di Vallecupola

Vertuti

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